La nazionale di calcio della Spagna (in spagnolo selección de fútbol de España) è la rappresentativa calcistica della Spagna ed è posta sotto l’egida dalla Real Federación Española de Fútbol. Quando a luglio il Real Madrid acquistò James Rodriguez Perez versò al Monaco 80 milioni di euro: dopo pochi giorni dall’ufficialità i tifosi acquistarono la bellezza di 350 mila camisetas madrilene con il nome del colombiano facendo incassare alle Merengues 33 milioni di euro. Per spiegare l’importanza del futbol nella storia recente di una delle regioni più travagliate d’Europa, abbiamo deciso di concentrarci su tre aspetti principali: le origini del calcio basco; Athletic e Real Sociedad, due squadre da leggenda; e infine l’Euskal Selekzioa, esempio unico di attaccamento e fedeltà a una terra e a un ideale. Ci sono due o tre squadre in questa Champions League con le quali, probabilmente, partiremmo quasi battuti. A differenza dal solito, i due però non sono trasformati in topi, cani o paperi, ma sono loro stessi, ben rappresentati in forma umoristica da Giorgio Cavazzano (che del resto all’epoca aveva già molta esperienza con personaggi non disneyani o antropomorfi, come Altai e Jonson).
Non per questo il senso di tragedia – bislacca, certo – incombente sui paperi suonava meno elettrizzante, in un immaginario personale forse già esposto a qualche robottone giapponese, senza però il vero modello del mega-mostro antropoide (King Kong) né l’alfabetizzazione alla distruzione di quei Godzilla & C. che avrei incontrato – poco più tardi, presumo – in tv. Un classico che forse oggi funziona ancor più di ieri, grazie a una maggiore consapevolezza dei lettori (e alla facile reperibilità di informazioni su tutto quello che c’è dietro). Tale operazione avvenne grazie al presidente della squadra, Giuseppe Vilardi, il quale chiese l’aiuto di un proprio zio appaltatore. Ci sono in realtà vari casi di eccellenze estere, che noi conosciamo grazie alla pubblicazioni sulla fu testata Zio Paperone o ora su Tesori International oppure che siamo costretti a leggere decifrando il danese o il tedesco delle pubblicazioni Egmont. Gli sceneggiatori della serie, principalmente Tito Faraci e Francesco Artibani, giocano sugli stereotipi del genere hard boiled precipitandoci dentro Topolino, che si ritrova spiazzato dalla situazione molto diversa da quella a cui è abituato: ad Anderville non ci sono poliziotti compiacenti che chiedono aiuto ai detective dilettanti, né criminali pasticcioni e sovrappeso, bensì terroristi, politici corrotti, gangster.
Il colore sociale in origine fu il bianco, ereditato dalla Polisportiva Magliese, per poi essere successivamente sostituito dai colori giallo e rosso. Quasi 40 mila persone hanno assistito alla partita clou del campionato di serie A delle donne (vinta dalle bianconere per 1-0 con gol di Pedersen e grande spettacolo). Da una vignetta Disney di apertura, probabilmente, non mi attendevo una panoramica con in primo piano esseri non topeschi o papereschi, per giunta mostruosi e sovradimensionati rispetto alle consuete rotondità di paesaggi e persone note. Alla fine sono quinto, primo dei bianchi. Tante sono le vignette di ambientazione, che non muovono la trama ma raccontano un umore (le prime cinque pagine sono dedicate a dipingere una città che non sfigurerebbe in una short story di Raymond Chandler). Giorgio Cavazzano sostiene la storia con le migliori pagine delle sua produzione recente: la doppia splash in cui i fianchi delle montagne scavate dal vento e dalla matita si muovono verso l’alto, le vignette con prospettive marcatissime, le lingue di ghiaccio, i giochi di linee con le corde da scalata, le vedute silenziose che sembrano realizzate da un membro dell’ashcan school che è scappato dalla città ed è andato a vivere sulle Dolomiti.
Dopo circa un quarto d’ora, il Padova riesce ad assestarsi e a prendere un po’ di campo, anche se le migliori occasioni capitano ancora sui piedi dei laziali: Cataldi al 10’ chiama Bindi all’intervento sotto l’incrocio, mentre Radu, complice la deviazione di Sbraga, per poco non lo beffa sul primo palo (23’). Dopo un paio di conclusioni dalla distanza di De Risio, al 28’, alla prima occasione utile, il Padova riesce a pareggiare i conti: cross dalla sinistra di Dettori e tocco vincente sottoporta di Altinier, bravo a scattare sul filo del fuorigioco e a beffare Berisha, immobile sulla linea di porta. Quel giganteggiare elastico, inumano e in definitiva enigmatico, popolò allora anche qualche mio sogno infantile. La messa in scena de La strada segue la trama del film in maniera quasi pedissequa, anche se la malinconia neorealistica lascia qui spazio a gag e umorismo (e a un minimo di azione). Il pesante gioco meta-narrativo è mitigato da una serie di gag che a distanza di 30 anni funzionano ancora molto bene (con un Paperino egomaniaco che cerca di sovvertire in tutti modi i ruoli per diventare protagonista della pellicola), a dimostrazione di come Cavazzano sia riuscito a creare un piccolo classico disneyano.