Ad oggi in tanti anni contiamo già molte decine di nostri corsisti inseriti in vari livelli nel mondo del calcio. L’annata 1984-1985, nella quale i grifoni mancarono il ritorno in A di un solo punto – e stabilirono i record, tuttora in essere, del minor numero di sconfitte (1) e del maggior numero di pareggi (26 su 38 incontri) nel torneo cadetto – sembrò l’inizio di un’inversione di tendenza, invece il declino proseguì fino alla doppia retrocessione d’ufficio in Serie C2 del 1986, deliberata dalla CAF per il coinvolgimento degli umbri anche nel Totonero-bis, dopo peraltro essere già retrocessi dalla B sul campo. Era infatti il 21 maggio 1995 quando, con il Brescia già retrocesso, Pirlo esordì in A a Reggio Emilia sostituendo Schenardi. La differenza tra le due razze non era solo di stile, ma di visione della vita: i primi erano figli del giorno, e siccome era domenica venivano vestiti da domenica; i secondi erano figli del luogo, e siccome era campo sportivo venivano vestiti sportivi. Contro chi non ha ancora fatto un punto in campionato e ha battuto ogni record di sconfitte iniziali consecutive, oltre che avere una differenza abissale nel valore della rosa (500 milioni di differenza), i campioni d’Italia solo dopo 45’ di paure sono riusciti a raddrizzare la partita più facile (sulla carta) con i gol dei soliti Higuain e Cuadrado nella ripresa.

Prima dello svantaggio Douglas Costa prende un palo (con la complicità del portiere) e una traversa, mentre dopo, il tiro a bersaglio vede all’opera Cuadrado, Higuain e Dybala con risultati pessimi (soprattutto la Joya al 41’, tiro fuori da due passi) o esaltanti per Brignoli (in prestito dalla Juve). Fino al 57’, quando l’incantesimo si spezza grazie alla prodezza personale di Higuain. Che scaccia la paura poco dopo, al 66’, grazie al colpo di testa vincente di Cuadrado su perfetto cross dalla sinistra di Alex Sandro. Il 2-1 interrompe il sogno della cenerentola giallorossa, ma non spegne le ultime speranze: Cataldi ci prova al 71’ (palla fuori di un nulla) e la reazione furente di Allegri la dice lunga sulla paura patita dai campioni d’Italia, che fino alla fine temono di subire la beffa contro la peggior squadra d’Europa. Il 2-1 contro il Benevento, ottenuto con le maglie speciali vintage (senza sponsor e nomi), alla fine vale doppio per i bianconeri: i pareggi di Inter e Napoli permettono alla squadra di Allegri di superare proprio i nerazzurri al secondo posto e piombare a -1 dalla vetta. Prima di quel confronto, però, si conoscerà il verdetto delle semifinali di coppa e non solo: perché, fra una supersfida e l’altra, il 13 febbraio e il 5 marzo il Real Madrid affronterà l’Ajax negli ottavi di Champions; lo stesso farà il Barça fra il 19 febbraio e il 13 marzo, ma contro il Lione.

Il Barcellona stasera omaggerà il Capodanno cinese allo stesso modo, accostando però ai nomi in cinese quelli con caratteri europei, ma soprattutto confidando in un esito diverso del match d’andata delle semifinali del torneo. I 1.700 tifosi del Benevento impazziscono di gioia, quelli della Juve iniziano a vivere un incubo ad occhi aperti. E quando l’arbitro ha fischiato la fine i giocatori viola, ma pure quelli del Benevento, si sono gettati a terra stremati, poi c’è stato spazio solo per gli abbracci, le lacrime, gli applausi, la corsa sotto la curva Fiesole. Tra gli altri sport, per la competizione velica dell’America’s Cup 2007 disputatasi a Valencia, magliette calcio personalizzate Sammontana è stata fornitore ufficiale di Luna Rossa Challenge. Incroci pericolosi, sfide al cardiopalmo, che mettono in palio tanto di una stagione che entra nel vivo: in ogni competizione. Nel 2018 ancora tantissime soddisfazioni ed esponiamo la nostra esperienza a un evento ad Avezzano.

E determina ancora che nel tempo che la macchina è in moto non possa seguire mutazione alcuna, benchè minima sia, senza che preceda l’arresto necessario per dar luogo alla potenza motrice di porre la macchina in quella disposizione che richiede quell’azione che deve essere eseguita. No non sbagli. Ero ancora un ragazzino e il mio idolo è stato Pasquale Luiso, il famoso Toro di Sora. Nel mondo del calcio, l’engagement dei tifosi è sempre stato un elemento cruciale per il successo delle squadre e delle leghe. Contro la neopromossa, il cui simbolo è proprio una strega, i bianconeri nel giorno della celebrazione dei propri 120 anni rischiano la sconfitta storica dopo il gol di Ciciretti. E qualche giorno fa al Wanda Metropolitan di Madrid, c’erano 60.739 persone a vedere Atletico Madrid-Barcellona della serie A donne spagnola. Tutto è stato nel segno di Astori – a Firenze e in tutti i campi di serie A – del capitano che non c’è più, scomparso una settimana fa nel sonno quando era in ritiro con la propria squadra. Ma il culmine è stato quando le squadre (quella viola aveva in mano lo striscione «Ciao Davide») sono entrate in campo mentre sul maxischermo apparivano le immagini di Astori accompagnate dalle note di Jovanotti, sui led scorreva il nome di del capitano e la scritta «Sempre con noi» al posto degli slogan pubblicitari e lo speaker durante la lettura delle formazioni gridava «Col numero 13 il capitano per sempre Davide Astori».