Sebbene, al momento non siano previste altre partnership con altre squadre di calcio europee – «Per ora siamo focalizzati su questa eccitante collaborazione con il Psg che mette insieme due straordinarie icone di sport e stile», ribadì a suo tempo Miller – la lungimiranza dell’azienda dell’Oregon in questo senso trova riscontro tanto nei dati di vendita (al 30 novembre 2018 tutto il merchandising Psg griffato Jordan era andato esaurito, nonostante una congiuntura economica funestata dalla “Brexit” e dalle proteste dei “gilet gialli”) quanto nella possibilità di associare il brand Jordan a Kylian Mbappé, l’unico giocatore che il Ceo adidas Kasper Rorsted vorrebbe strappare alla diretta concorrente: «È giovane, è forte e ha una grande personalità». Senza contare la posizione dominante acquisita nel mondo della palla a spicchi: solo per restare al mondo americano ad oggi sono ben 32 le squadre Ncaa che recano sulla divisa la silhouette di Michael Jordan; gli Charlotte Hornets sono l’unica franchigia Nba che, in epoca di egemonia Nike (contratto da otto anni stipulato nel 2017/18, e che porterà nelle casse della lega oltre un miliardo di dollari), possono permettersi di esibire sulle maglie come licensing sponsor il jumpman del proprio proprietario, al posto dell’altrettanto celebre swoosh.
In primo luogo la scelta della città e della squadra: Parigi, da sempre avanguardia sociale e culturale in Europa, è una delle capitali più aperte a quel mondo della pop culture e dell’hip-hop già parte integrante di quella American way of life che ha proprio in Jordan uno dei marchi più riconosciuti e riconoscibili per quel che riguarda il consumismo di massa. Con una amica che stava in cella al piano terreno tenevo bada a 9 gatti ed è stato molto bello.fabbrica gucci Oltre alla base di Parigi, mi spostavo nelle diverse filiali dell’azienda bergamasca, in Europa, ma anche in Asia e Nord Africa? Per quanto riguarda il calcio, però, il discorso è diverso e molto più ampio, ed è stato ben riassunto da Tim Loh su Bloomberg: «La leggenda del basket statunitense e il suo iconico logo sulle maglie delle star del calcio possono sembrare un’accoppiata improbabile, ma fanno parte di una strategia più ampia messa in atto da Nike per testare le nuove frontiere del marketing nella sua perenne battaglia con Adidas sul prato verde. La storia del logo FIGC.
La partnership con il club francese – che si è sostanziata nei kit da gioco utilizzati nel corso dell’attuale edizione di Champions League, oltre che in alcuni gadget ed indumenti in edizione limitata, tutti con il logo Jordan in luogo dell’abituale Nike -, è solo l’ultimo tassello di un faraonico piano industriale e commerciale avviato nel 2011 con la sponsorizzazione del pilota Nascar Danny Hamlin, e proseguito nel 2015 con la squadra di football dell’Università di Michigan – la prima della lega collegiale ad essere “marchiata” Jordan, seguita poi da North Carolina, Florida e Oklahoma. Praticamente le stesse valutazioni fatte nel giugno 2016 dai responsabili marketing di Jordan, quando decisero di disegnare per Neymar una signature shoe su misura (la “Air Jordan Hypervenom”) e una sneaker personalizzata mutuata dalle “Jordan V”, nell’ennesimo riuscitissimo connubio tra calcio, inter nuova maglia lifestyle e streetwear. Passando per il ponte il detective gettò un’occhiata a Little John, che stava seduto in modo che le acque gli lambissero le natiche.
Non bisogna, infine, dimenticare l’importanza della prospettiva a lungo termine: quando il presidente del Psg Nasser Al-Khelaifi racconta di «un’ambizione che accomuna entrambi i brand» – allineandosi, di fatto, alle dichiarazioni di Michael Jordan circa «la condivisione di posizioni innovative nello sport e nel lifestyle, per questo la partnership è stata naturale» -, si riferisce proprio alla visionarietà di un nuovo modo di intendere il calcio e tutti gli aspetti collegati ad esso, in totale rottura con la tradizione e lo status quo comunemente accettato, per calarli nella realtà del XXI secolo. C’è poi da considerare lo status di marchio globale e globalizzato che il Psg sta cercando di costruirsi negli ultimi anni attraverso l’arrivo dei giocatori più glamour del momento: Cavani, Neymar, lo stesso Mbappé, Dani Alves, Thiago Silva (per restare in tema di testimonial Nike), aderiscono perfettamente all’idea che vuole l’acquisto di un calciatore effettuato sulla base di logiche di campo ma non solo, in modo da creare una fidelizzazione più ampia tra giovani e giovanissimi, in particolare per la generazione di fine anni ’80 e inizio anni ’90 che è praticamente cresciuta con il mito del “be like Mike”. Dopo il video con protagonisti i calciatori nerazzurri, si avvicina il momento di Roma-Inter, match che vedrà la squadra interista scendere in campo con una maglia speciale.